Quando la comunità si organizza: le buone pratiche di contrasto al caporalato e lo sviluppo di filiere etiche ed inclusive nel settore agroalimentare in Liguria.

Mercoledì 13 aprile 2022 si è svolto, presso la sala riunioni della sede di Regione Liguria in Via Fieschi a Genova, il sesto seminario Rural Social Act, una rete di attori costituita da 30 partner fra Reti Nazionali, consorzi, singole cooperative, ONG e associazioni tra cui il CREA e la Comunità di San Benedetto al Porto. Il progetto, che terminerà a settembre 2022 dopo 15 mesi di lavoro, vede come capofila CIA – Agricoltori Italiani, coinvolge 12 regioni del centro e nord Italia e si pone l’obiettivo di contrastare il caporalato in agricoltura valorizzando e promuovendo il ruolo dell’agricoltura sociale e di aiutare i lavoratori migranti ad integrarsi e a trovare una collocazione adeguata nel mondo del lavoro attraverso diverse azioni di sensibilizzazione rivolte ai lavoratori, ai datori di lavoro e ai consumatori.

Questo sesto incontro ha voluto approfondire insieme a esperti, istituzioni e altri operatori del mondo agricolo e sociale le caratteristiche e la dimensione del caporalato e la sua riduzione in schiavitù con un focus sulle filiere etiche e di agricoltura sociale di cui la nostra regione è ricca.

Paola Berbeglia, Cordinatrice tecnica del progetto Rural Social Act, ha svolto i saluti istituzionali e introdotto il progetto raccontandone la visione lavorativa, gli obiettivi raggiunti (17 hub attivati, 400 cittadini raggiunti, di cui 25 vulnerabili, e 60 operatori formati) e le attività che lo contraddistinguono: lotta alle disuguaglianze, creazione di lavoro, turismo rurale ed enogastronomico, fattorie sociali e didattiche, rilancio di filiere produttive, agricoltura biologica e sociale e rigenerazione urbana. Un ruolo centrale è stato quello delle attività formative e della creazione di laboratori di occupabilità territoriali che hanno messo in luce anche l’importanza della dimensione linguistica e culturale. Ha concluso sottolineando come la Liguria sia uno dei territori più attivi e che porta delle testimonianze di lavoro significative.

Milena Zappon, in rappresentanza della Comunità di San Benedetto al Porto, ha raccontato il ruolo della Comunità nell’ambito dell’agricoltura sociale in Liguria attraverso il Progetto Terramadre, di cui è capofila, e di come il lavoro di rete sia importante per svolgere azioni integrate a contrasto del caporalato e delle agromafie. Ha evidenziato il ruolo della Comunità all’interno della rete antitratta ligure, di cui fa parte dal 2000, sottolineando come i progetti della rete non si chiamino più solo di antitratta ma anche di contrasto allo sfruttamento sessuale e lavorativo, rientrando quindi all’interno del progetto Rural Social Act.

Giulio Malavolti, CIA Liguria di Levante, ha fornito alcuni dati interessanti derivati da un’indagine del CREA – Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia – iniziata nei primi anni ’90 per capire la dinamica della forza lavoro straniera nel settore agricolo locale e nazionale. Analizzando i dati da fonti ISTAT e INPS, le informazioni provenienti da fonti locali e intervistando testimoni provenienti dalle realtà produttive sono emersi dati molto interessanti. Nel 2004 il contributo del lavoratore straniero nell’ambito agricolo nazionale era inferiore al 5% (4,3%) mentre nel 2020 i lavoratori stranieri, comunitari e non, rappresentano il 18,5% del totale. Questo vuol dire che un quinto delle necessità di manodopera nell’ambito agricolo sono rappresentate da lavoratori stranieri. In ambito regionale invece questo dato raddoppia in quanto oltre il 50% della forza lavoro delle aziende agricole liguri è costituito da lavoratori stranieri. Ha evidenziato come nella nostra regione il settore dominante sia quello orto-florovivaistico, come il profilo lavorativo più richiesto sia quello del bracciante agricolo e come questo tipo di manodopera sia maggiormente presente sul territorio del ponente ligure dove la percentuale di assunzione è maggiore. Nel 2017 si contavano circa 6500 lavoratori salariati di cui 3200 stranieri (circa 500 lavoratori comunitari e il restante extra comunitario).

Marco Malfatto, Comunità di San Benedetto al Porto – Progetto Terramadre, ha raccontato il progetto partendo da un concetto molto importante ovvero quello della cura del territorio: il territorio ligure ha bisogno di cura e manutenzione ed è possibile farlo attraverso l’agricoltura. Il progetto ha preso in carico 140 beneficiari, svolto corsi di formazione, come ad esempio quello sulla cura e manutenzione dei muretti a secco e sulle potature di uliveti, frutteti e vigneti, ai quali sono seguiti strumenti di inclusione socio lavorativa (68 percorsi avviati) finalizzati all’aumento di competenze o alla stabilizzazione lavorativa (18 bonus assunzionali, 3 rami di impresa). Ha svolto un’interessante analisi delle problematiche (vedi albero dei problemi sotostante) e raccontato alcune esperienze di successo come sono state sicuramente quella dell’Azienda Agricola Orti di Staglieno, della Cooperativa Agricola Rurale Isola di Borgonovo e la creazione dei prodotti a marchio Òua – buono, giusto, ligure.

Giorgia Bocca, Azienda Agricola la Tabacca, ha raccontata la storia, la mission e il lavoro quotidiano dell’azienda, sottolineando come l’azienda agricola sia un luogo di lavoro ma anche un importante contesto familiare. La Tabacca svolge attività di formazione e di inserimento di persone fragili di diverse tipologie ovvero tutte quelle persone con problemi abitativi, di lingua, che non hanno uno stipendio o problemi con il permesso di soggiorno e quindi che non riescono a soddisfare i loro bisogni primari. Ha messo in luce come il territorio ligure presenti problemi di mobilità importanti e come, nel caso in cui il luogo di lavoro non rappresenti anche un luogo abitativo, i lavoratori debbano essere sostenuti anche negli spostamenti. È necessario far conoscere anche i diritti al lavoro e gli strumenti necessari per beneficiarne e che ci siano incontri tra i lavoratori e i datori di lavoro per poter rispondere alle problematiche di trasporto e alloggio. In conclusione risulta estremamente necessario affrontare i pregiudizi e i preconcetti per favorire la cultura all’integrazione.

Alessandro Ferrante, ha raccontato la sua esperienza personale: dal 2014 lavora con Caritas e porta avanti importanti progetti grazie alla rete costituita da centri di accoglienza, attività formative e tutte le aziende agricole che accolgono i migranti per creare dei percorsi di rinascita, crescita e recupero. Ha messo in luce come il sistema mafioso utilizzi certi ragazzi per allontanarli dai progetti proponendo delle soluzioni più veloci per raggiungere lo stipendio di alto livello e come questo fenomeno sia estremamente diffuso, ma ha anche sottolineato come i risultati più importanti si ottengono solo avendo fiducia nel sistema che, una volta abbandonato, difficilmente è in grado di riaccoglierti.

Sara Bamu, ragazzo senegalese in Italia dal 2015 ha raccontato la sua importante esperienza nel sistema che si è conclusa con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Ha iniziato fra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 il suo percorso formativo con la Caritas grazie al quale ha imparato ad utilizzare alcuni strumenti e grazie al quale la sua vita è cambiata. La sua esperienza è stata lunga ma il risultato è stato estremamente positivo.

Alessandro Piana, Vice Presidente Regione Liguria e Assessore all’Agricoltura, ha ribadito l’importanza di un progetto quale Rural Social Act e quanto la Liguria sia una realtà virtuosa nell’ambito agricolo.

Carlo Mariani, Ispettorato del Lavoro Genova, ha raccontato di come il fenomeno del caporalato non sia presente solo nell’ambito agricolo ma dilaghi anche in altri settori, come quello della logistica, soprattutto nella provincia di Genova. Come controllori è difficile trovare la persona giusta con cui parlare nel momento giusto e avere quindi elementi certi per poter applicare le norme. In conclusione è evidente come oggi il fenomeno del caporalato si stia evolvendo e stia assumendo diverse sfaccettature.

Stefano Roggerone, Presidente CIA Liguria, ha svolto l’intervento conclusivo raccontando la sua esperienza come imprenditore che ha ospitato, formato e integrato persone migranti all’interno delle sue imprese e ringraziando e ribadendo quanto sia importante il lavoro svolto dalle aziende e dai progetti precedentemente citati.